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MarcelUno dei personaggi più conosciuti dai romani e da chiunque visita Roma è Marcel, un artista che si esibisce da molti anni a piazza Navona con uno spettacolo unico.  Romani, italiani, turisti stranieri di ogni parte del mondo, bambini, giovani, adulti, anziani, chiunque rimane affascinato dal suo modo di fare molto originale.
Marcel è ormai parte integrante di Piazza Navona, un punto di riferimento e non solo per la sua visibile camicia gialla e per il suo sguardo magnetico.
Chi si reca a Piazza Navona – e non solo a Natale – può ammirarlo praticamente tutti i giorni nelle sue eccezionali performance facendo rivivere personaggi come Charlie Chaplin, Michael Jackson ed altri con i suoi burattini in maniera del tutto originale e con grande passione, non è solo il burattinaio di piazza Navona, è molto di più.Libro autobiografico di Marcel
Descrivere questo artista è piuttosto complesso, non a caso l’artista Marcello Gorgone ha recentemente scritto un libro autobiografico “Il signore delle dita”.
Pertanto più che descriverlo preferisco lasciare parlare Marcello Gorgone e riporto quanto mi ha personalmente scritto per descriversi.
In fin dei conti Marcel stesso dice “sii sempre te stesso e nessuno può dirti di farlo in modo sbagliato”, chi quindi meglio di lui può descriversi e raccontarsi.

Pochi tratti per raccontare una vita, anzi più vite, colte nell’attimo che le rappresenta, trasformandole in simbolo e paradigma.
È una Roma divisa per categorie quella raccontata da Marcel nelle sue opere, schizzi veloci tratteggiati nel tempo di una canzone o poco più, nati però da una lunga osservazione, che testimonia il modo di essere e “studiare” dell’artista.
Ghetanaccio di piazza Navona, da quasi venti anni, Marcel in compagnia dei suoi burattini da dita si confronta con il suo pubblico ogni giorno, non limitandosi però alla performance, bensì cercando di conoscerlo, che sia in un sorriso, poche parole o semplicemente qualche occhiata gentile ma prolungata.
Almeno quel tanto che basta per cogliere un pizzico di anima sotto la maschera della quotidianità.
Attenzione, però, quella che studia nelle espressioni dei singoli è, in realtà, anima di gruppo, che compone con la biro sulla carta per documentare Roma nelle sue tante facce e presenze, romane ma anche italiane e straniere.
Ecco allora le vie dello shopping, la gente in coda davanti ai negozi delle grandi griffe, come accade in ogni periodo di saldi, ma anche, quella forse più retrò o soltanto ormai utopistica, del pubblico che affolla il teatro, appello e desiderio più che documento per una città colta e appassionata alle arti.
E ancora, la maratona che ferma le domeniche capitoline, i baci in bici, l’omaggio a Doisneau e quello alla sua piazza, con i pittori sul lato del plateatico opposto a quello in cui lavora, a ribadire di nuovo il suo punto di vista privilegiato sulla zona.
Piazza NavonaNe esce l’immagine di una città più a misura d’uomo.
Di una città che ha tempo di essere e fare, di parlare ed amare, di condividere.
Una città forse passata, meno frenetica, più romantica, più romana perfino nello stereotipo della cinematografica città da film, che è in realtà immagine di un passato non lontano.
Una città in cui si ha il tempo di ascoltare la musica per strada, fermarsi a guardare gli artisti, prendere un foglio e disegnare quello che si vede forse e quello che vedere si vorrebbe.
Schizzo di sé o del riflesso che si desidera nello specchio.
Sogno della memoria.
Marcel Gorgone

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